Il contesto storico del costituzionalismo in Italia
Parte seconda - L'Imperatrice Maria Teresa e la civiltà austriaca nel `700
L' idea austriaca si è più concretamente e completamente manifestata con l'Imperatrice Maria Teresa ( 1740 1780).
Con il suo regno termina una lunga evoluzione nel corso della quale si è stabilita la ragion d'essere dello Stato austriaco, l'Imperatrice ha saputo mettere a punto l'opera di unità e di pacificazione interna iniziata dai suoi antenati. Ella adatta le istituzioni antiche ai nuovi bisogni e mediante l'entusiasmo lealista che suscita, concilia le libertà tradizionali con la necessaria unità della Monarchia.
Essa ha fatto dell'Austria uno Stato tedesco, obbediente ad una unica direzione, ma alla quale i popoli sottoposti restano profondamente attaccati, per questo il suo regno dà un'impressione di equilibrio e di sicurezza che non si ritroverà mai più nella storia austriaca. Questa solidità austriaca si è prodotta nel dolore e dopo gravi tempeste, nelle quali la Monarchia ha rischiato di sparire, ed è soltanto dopo queste prove che l'Imperatrice ha potuto galvanizzare le energie e diventare la vivente incarnazione del patriottismo austriaco.
Maria Teresa succede al padre Carlo VI in una situazione delle più difficili. Desideroso di lasciare tutta l'eredità alla figlia, Carlo VI promulga la Prammatica Sanzione: per rendere esecutivo l'atto, suggeriva il Principe Eugenio di Savoia, occorreva un fortissimo dispositivo militare.
Già l'Imperatore aveva dovuto piegarsi a Olanda e Inghilterra sacrificando il mercantilismo e aveva, inoltre, dovuto cedere molte autonomie ai poteri locali dell'Impero. Alla sua morte (1740), le casse del Tesoro erano vuote e il potere di Vienna fortemente indebolito.
Già si era visto nel 1738, quando la Serbia fu ceduta ai Turchi. L'avvento di una donna sembrava la fine dell'Impero, nonostante avesse sposato il duca di Lorena Francesco Stefano, ma questo non godeva simpatie nell'impero stesso ed era altresì un uomo frivolo, leggero, inquieto, che non diede mai alla moglie un serio appoggio.
L'occasione era propizia ai nemici dell'Austria e in primis al re di Prussia, Federico II, che non tarda a occupare la Slesia. Dietro a lui, il duca di Baviera e l'elettore di Sassonia. La Francia sostiene tutte queste forze, mentre la Spagna pensa di rimettere piede in Italia, Maria Teresa sembra contare sul solo appoggio della lontana Inghilterra.
In queste circostanze drammatiche appare quella solidarietà delle nazioni sottomesse agli Asburgo, che aveva preso nascita nel corso dei secoli precedenti. La giovane Regina, energica e piacente insieme, e che aveva anche doti di attrice, seppe attaccarsi al lealismo dei suoi popoli.
Venuta in Ungheria per farsi incoronare regina, disarmò le prevenzioni dei magnati e dei principi magiari: si dichiarò desiderosa di garantire le autonomie della corona di S. Stefano e i privilegi tradizionali della nazione ungherese. In alto su un podio, all'aria aperta, essa giurò solennemente di proteggere l'Impero; poi, balzata su un cavallo nero, salì al galoppo una collina dove si svolgeva la cerimonia dell'incoronazione e indicò i quattro punti cardinali con la spada, a significare che avrebbe impedito con le armi l'entrata dei nemici da qualunque parte fossero arrivati.
Poiché la nobiltà dell'Impero era pur sempre poco convinta, Maria Teresa si presentò afflitta e in termini concitati si mise ad illustrare i pericoli che correva la sua Casa "Abbandonata da tutti, si mise a dire noi non abbiamo altra speranza che la fedeltà degli Ungheresi ed il loro tradizionale valore". Al termine della perorazione, scoppiò in lacrime.
La nobiltà magiara si lasciò conquistare: Vitam et sanguinem consacramus; tale fu la risposta all'imperatrice. Forte dell'appoggio dell'Ungheria (30.000 soldati), Maria Teresa sostiene la guerra di successione, sconfigge i Francesi a Praga, invade la Baviera e penetra sino in Alsazia. La pressione di Federico II e i rovesci militari nelle Fiandre e in Italia, portano alla pace di Acquisgrana.
Desiderosa poi di riprendere la Slesia a Federico II, decise il riavvicinamento ai Borboni, suggeritole dal von Kaunitz, uno dei più grandi diplomatici del `700. L'unione di Asburgo e Borboni doveva essere la garanzia di un lungo periodo di pace, nel corso del quale, l'Austria, abbandonando il sogno imperiale, poteva ridimensionare le aspirazioni dei suoi pericolosi vicini e ristabilire l'equilibrio europeo minacciato.
Von Kaunitz, inviato come ambasciatore a Parigi, si rese conto delle difficoltà che un tale ravvicinamento doveva provocare in Francia, dove la politica antiasburgica era un assioma.
Tuttavia, dopo aver molto concesso ai Borboni, sia in Italia che nelle Fiandre, aiutato anche da von Stahrenberg, che si mette in contatto con la marchesa di Pompadour, indirettamente favorito da Federico II di Prussia, profondamente inviso alla corte borbonica, si opera il rovesciamento delle alleanze: Parigi si allea con Vienna, contro l'Inghilterra e la Prussia. Dopo la guerra dei 7 anni, l'Austria abbandona il sogno imperiale e interviene più attivamente in oriente, ritorna l'Impero del Danubio, cioè alle sue vere tradizioni nazionali.
La diplomazia di von Kaunitz si adopera ora a contrastare le mire della Russia sia sulla Polonia che verso il declinante impero turco. In questo settore c'è un intervento aperto dell'Austria per tenere lontana la Russia di Caterina II dal Danubio nel 1768. L'Austria riesce di lì a poco ad annettersi la Bulkovina in Romania, contrastando così la Russia, tanto forte e prestigiosa presso i popoli sottomessi ai Turchi.
Quanto alla Polonia, non potendo contenere le ambizioni della Prussia e della Russia, l'Austria decide allora di associarsi all'espansionismo delle prime due: pur facendosi scrupoli morali molto forti, Maria Teresa firma in lacrime il primo trattato di spartizione della Polonia ("Sento il rossore salirmi al volto" confessava a von Kaunitz), la Galizia orientale diventava così austriaca. L'Imperatrice ribadisce il concetto che il suo non è un imperialismo, ma è un atto di giustizia volto a conservare l'equilibrio in Europa.
Intanto, all'interno dei suoi stati, memore dei pericoli corsi e conscia dei pericolosi vicini, l'Imperatrice si adopera per dotare l'Austria di un forte potere centrale, necessario all'esercizio di una sovranità incontrastata. Essa opera le riforme necessarie in questo senso, senza urtare le suscettibilità nazionali. Occorreva allo Stato una amministrazione nuova ed efficiente, delle finanze solide e sicure, una economia diretta, una disciplina precisa in tutti i settori. Maria Teresa sottomette ovunque i poteri locali alla sovranità dello Stato: al di sopra dei ministeri c'è il Consiglio di Stato (Reicherat), che decide sui problemi più importanti dello Stato. L'amministrazione della Boemia viene fusa con quella dell'Austria ed una serie di codici sancisce l'unità della legge in tutto l'impero austriaco. Un'imposta generale sul reddito viene applicata a tutte le classi e a tutte le provincie dell'Austria. Le Diete locali finiscono di esistere: sono rimpiazzate dal Luogotenente e dal Direttore dell'Interno.
Desiderosa di disporre di un corpo di funzionari civili e militari di prim'ordine, l'Imperatrice fonda il Theresianum a Vienna, modernissima alta scuola di amministrazione e l'Accademia militare di Wiener Neustadt.
Tutto questo avvenne con tatto, con prudenza, rispettando la forma e la prassi del passato. In Ungheria, si guardò dal modificare l'organizzazione tradizionale: attirò i nobili ungheresi a Vienna, coprendoli di cariche onorifiche a corte. Sul piano sociale cercò di attirarsi le simpatie dei ceti rurali più poveri dando loro le terre del demanio imperiale e limitandosi ad invitare i nobili a imitarla, lasciò tuttavia al figlio, Giuseppe II, la questione contadina.
Profondamente cattolica, considera la sua funzione di sovrana con spirito teocratico e vuole che regni ovunque la devozione e la moralità. Molto intollerante, considera gli Ebrei come "la peste peggiore dell'Impero": essi potranno risiedere a Vienna solo con la sua autorizzazione scritta. Tuttavia, questa sovrana tanto devota e cattolica è, a suo modo, anticlericale.
Nulla, nemmeno la Chiesa può essere superiore all'Impero; anzi la Chiesa deve contribuire in tutto a rafforzare lo Stato. Essa vieta che anche i papi possano entrare in Austria se non hanno il suo permesso scritto e Roma non dovrà più ricevere denaro in nessuna forma, che provenga dagli Stati asburgici. Pur senza accordare la tolleranza, Maria Teresa prenderà misure che favorivano i non-cattolici in Ungheria, la tranquillità e l'ordine prevalevano dunque sul confessionalismo.
Pur favorendo i Gesuiti, la sovrana vuole che l'istruzione sia interamente pubblica e a carico dello Stato. Essa autorizza von Kaunitz a pubblicare per l'uso dell'Università di Pavia un "piano scientifico" che dava alle scienze moderne un posto essenziale nell'insegnamento. Il suo consigliere scolastico, Gerhard von Swieten, fissa un rigido controllo statale sulle università imperiali e organizza l'insegnamento primario, in modo da farne uno strumento di disciplina e di obbedienza alle leggi e alla monarchia.
All'interno Maria svolge una politica di germanizzazione dei popoli dell'Impero, con armi sottili, culturali: una acculturazione sapiente e abile. Per tutto il suo regno si sforzò di organizzare un esercito, un'amministrazione, un insegnamento essenzialmente tedeschi. Così fece venire dalla Germania contadini poveri del Baden, della Franconia, della Lorena e li organizzò in colonie agricole, in Ungheria, nei paesi rumeni e serbi.
La lingua tedesca doveva imporsi con il prestigio della cultura e dell'arte; essa doveva diventare la lingua dei nobili e dei dotti, facendo sì che gradualmente le lingue diverse diventassero marginali, parlate dagli strati più umili delle varie società e con il tempo abbandonate. Essa riesce a formare uno "stato organico" (come scrive von Srbik), "nel quale la direzione era responsabile non solo di fronte al sovrano ma anche di fronte ai sudditi". Pur riuscendo parzialmente in quest'opera, la sovrana godeva dell'affetto dei suoi sudditi, che amavano chiamarla "Madre della patria":
Le sue qualità umane erano notevoli: umanitaria, benevola, sempre assennata, Maria Teresa ha reso prestigiosa "l'idea austriaca". Nelle lettere essa è cantata nella "Teresiade" di Scheyb, e gode di vasta popolarità.
La civiltà austriaca è in questo periodo particolarmente fiorente: aperta all'Oriente, ma di più all'Italia, perché cattolica; il dramma gesuitico della Controriforma, l'opera e l'architettura barocca sono gli elementi più significativi di questa civiltà.
Come ovunque, i Gesuiti in Austria praticano la loro pedagogia che punta più a formare uomini di mondo che ad approfondire la conoscenza: uomini formati per aver successo nelle corti e ricchi di qualità esteriori e di abilità"nei rapporti sociali. Il tipo di teatro e di letteratura che questo spirito gesuita incoraggia punta più ai piaceri visivi e melodici, che all'approfondimento delle tematiche.
Di qui il gusto tutto austriaco per la musica, per la decorazione splendida.
E' più che evidente come su questo terreno si innestasse con successo l'opera italiana, che entra in Austria nel `600 e trionfa con Metastasio. Essa risponde molto bene alle stesse preoccupazioni gesuitiche che tanto puntano sui sensi; esso risponde al gusto dell'epoca, che ama organizzare feste briose e splendide, che ha tanto esaltato la sontuosità e il lusso, che ama la fantasmagoria e la finzione scenica. Tutto l'interesse vi si dispiega per peripezie patetiche, per lussureggianti fantasie.
Come quest'arte, questa retorica, questa sensibilità si concludono coi Gesuiti nel trionfo dell'idea cattolica, sul piano profano esaltano l'Austria e la dinastia asburgica. L'opera italiana trionfa dunque per tutto il `600 a Vienna, al punto da rendere difficile un'evoluzione verso un tipo di musica che cercasse non solo di piacere o di stupire con la virtuosità, ma parlasse anche all'intelligenza.
Gluck che cerca appunto non solo di piacere ma anche di sollecitare il giudizio, l'intelligenza, tardò ad affermarsi. Mozart seppe genialmente unire tanto il piacevole che il fantastico al logico e ad una ampia e profonda tematica illuministica (nel Flauto magico).
Haydn invece fu e resta, sulla tradizione italiana, il più tipico musicista austriaco: egli vuole semplicemente piacere e divertire ed esprime tutto il suo spirito che è fondamentalmente semplice e lieto.
Il secolo segna sul piano artistico l'Austria con la sua tipica impronta barocca: l'arte plastica è anch'essa patetica e decorativa. Una innumerevole folla di artisti e artigiani italiani lavorano in tutta l'Austria e segnano l'impronta barocca in tutto l'impero: a Vienna, Praga, Salisburgo, Graz, Innsbruck.
In questo spirito italianeggiante lavorano grandi artisti austriaci: Fischer von Erlach, che costruisce la chiesa di S. Carlo Borromeo a Vienna, la biblioteca della Hofburg. Grandi chiese e importanti palazzi sorgono ovunque e grandi monasteri: Klosterneuburg e Melk sul Danubio. E con loro pittori di estrema raffinatezza che lasciano opere grandiose: Troger, Gran, Maulpertch.
Questa arte si prolunga sino alla metà del regno di Maria Teresa: poi accoglie e sintetizza con risultati particolarmente eleganti e raffinati il gusto francese, sviluppato a Vienna dal lorenese Jadot: le opere più importanti sono l'Università di Vienna e il leggiadro palazzo imperiale di Schonbrunn. Questa cultura austriaca è monarchica e cattolica: "rende sublime il sensibile", incute rispetto, senso dell'ordine, della disciplina, sollecitando con la bellezza poche grandi verità metafisiche. E' una cultura di tipo tradizionalista e profondamente aristocratica perché si rivolge solo alla classe dei nobili.
L'Austria è così, spiritualmente, un paese dell'Europa meridionale, solo lentamente e tardivamente assorbirà elementi della cultura e della civiltà germanica propria.
Nella seconda metà del `700 gli ideali illuministici che provengono dalla Germania si diffondono anche nell'Impero asburgico; il mentore di questo nuovo corso che avrà importanti sviluppi sul piano politico con il figlio di Maria Teresa, Giuseppe II, è Wieland (Lo specchio d'oro del 1772).
Tuttavia, l'azione riformatrice e di ammodernamento inizia con Maria Teresa stessa che, benché tradizionalista, non rifiuta le novità utili al bene del suo Stato.
(Prof. Sergio Benedetto Sabetta)
(Sergio Benedetto Sabetta)
LaPrevidenza.it, 09/03/2019